In una piazza romana, com’è, di fatto, quella del Palco Circo Massimo della Festa dell’Unità di Roma, Massimo D’Alema ha parlato al popolo del PD e non solo. Una folla stretta, stretta ad occupare ogni spazio di quell’arena, con un clima afoso che da giorni non lascia scampo, ha ascoltato ogni passaggio dell’uomo di Stato e non di partito, così come D’Alema si è definito, in un silenzio assorto e rispettoso. L’analisi puntuale è partita dalla crisi finanziaria ed economica nazionale che si sta traducendo in un’indubbia emergenza sociale, che si rifletterà sui più poveri, ha esordito D’Alema. Questo segnerà la vera rottura nazionale, oltre qualsiasi proclama di Umberto Bossi – e D’Alema sprona: “ E’ tempo che la gente torni a buttarsi nella mischia”.
Il posto della politica al tempo della globalizzazione dei sistemi.
Quanto conta oggi davvero la politica dei parlamenti e dei governi nazionali?Ad un Tremonti che attribuisce la regia all’Europa, con cui si spalleggia per i suoi tagli orizzontali, D’Alema risponde che i comitati d’affari non si combattono privando gli enti locali di risorse, che offrono servizi pubblici. La crisi attuale è il crollo del grande potere finanziario non democratico che ci ha gestito per anni. Ecco, perché oggi riscopriamo la vera ricchezza: il lavoro. Svanisce l’illusione della magia del denaro che produce denaro. I governi hanno ancora un posto nella politica, nella definizione della sua qualità. Quando il risultato è la sommatoria delle scelte dei governi, rappresentati in Europa. A livello locale, ci sono poi i sindaci e gli amministratori che fanno il resto.
La battaglia per l’acqua pubblica, un’occasione persa per il PD?
L’acqua è un bene pubblico, ma non un simbolo. Se la politica si risolve in bandiere, si fa cattiva ideologia. L’acqua è un bene pubblico, ma la sua gestione è un’attività industriale. La politica è lo studio dei problemi e deve trovare soluzioni razionali. Lasciamo la poesia ai bravi poeti e non a quelli che battono le piazze.
Privatizzazioni.
La privatizzazione delle telecomunicazioni fu una scelta obbligata dalla comunità europea. La letteratura non deve cancellare la memoria, i fatti sono testardi, diceva Vladimir Lenin.
Ma il limite alle privatizzazioni c’è stato, quando non si è creata la condizione richiesta: il libero mercato. La politica deve fissare le regole e controllarle, ma non possiamo avere rimpianti per i grandi carrozzoni delle partecipazioni statali. Guardiamo il Brasile. In otto anni hanno ridistribuito ricchezza, mossi dal basso verso l’alto ben 62 milioni di persone, molte hanno lasciato la soglia di povertà. La ricetta? Una visione macroeconomica, la gestione dell’inflazione. I progressisti sono coloro che combattono il neoliberismo senza buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Il lavoro oggi e la comunicazione politica.
Perché il Pd non fa suonare di più nella comunicazione la parola “lavoro”? Il lavoro oggi è complicato, non genera più rappresentanza politica, va ricostruito in termini politici e culturali. Oggi i lavoratori manuali votano a destra. C’è uno spaesamento. La frattura del mercato del lavoro è una responsabilità della destra, ma anche noi abbiamo fatto poco. Occorre affrontare seriamente il lavoro degli immigrati, che occupano una quota di lavoro dipendente umile, ma senza diritti politici. Il lavoro deve tornare a esercitare un ruolo politico.
Legge bavaglio o bavaglino?
Attenzione, la proposta di legge è confusa: cerchiamo di capirne bene l’impatto possibile. Ieri a Bonaiuti ho detto: “Fermiamoci”. Questa legge aveva due obiettivi: attaccare i giornalisti, che si sono saputi difendere bene ma tutelare la privacy dei singoli cittadini, che invece rischiano ancora di essere i meno protetti, anche alla luce degli emendamenti proposti. Privacy ed esigenze giudiziarie vanno contemperate. C’è molta scorrettezza nell’informazione e nei titoli a effetto dei giornali. Un potente può fare causa, ma un cittdaino accusato ingiustamente resta colpevole. La deontologia professionale dovrebbe essere esercitata con maggiore convinzione. Di certo Silvio Berlusconi, in questo dibattito non potrebbe nemmeno usare l’argomento della privacy, avendola violata per fare da ricettatore, come editore, di filmini ed altro, a scopo politico (caso Marrazzo).
Lui è un intollerante, un antidemocratico, ma per lui questa proposta di legge, è stata un tragico errore per l’impopolarità che ha generato.
La caduta di Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi galleggia, su di un paese che non governa veramente, altrimenti non lo lascerebbe nelle mani delle cricche corrotte che procedono con l’occupazione di tutti i livelli dello Stato, e dei suoi apparati. Berlusconi è in difficoltà fuori e dentro il partito. Le questioni giudiziarie sono solo una parte. Guardiamo le sue promesse, ricordiamole agli italiani e poi raccontiamo i numeri, i fatti. In 10 anni il nostro Paese è meno ricco, ha aumentato la spesa, ora al 52,5%, dunque è più inefficiente e la macchina statale è più ingombrante. Silvio Berlusconi non è invincibile, questa società sta dimostrando di avere degli anticorpi.
Io e Gianfranco Fini
Gianfranco Fini sta cercando di salvarsi dal declino e di recuperare quei valori di una destra, più democratica di quella di Berlusconi, ma per ora non potrà avere la forza di sostituirsi a lui. La Lega è come una guardia pretoriana, che tiene in catene il suo imperatore. Io e Gianfranco Fini abbiamo discusso insieme su alcune questioni. Ad esempio, sull’immigrazione pubblichiamo ora un libro insieme. Il centrosinistra ha bisogno di dialogare e di una destra democratica, ma non proporremo certo Fini alle primarie come nostro premier!
E’ tempo di larghe intese con Casini?
Per superare le scosse, io non credo che un ribaltone oggi, sia mandare a casa il premier, ma di certo non possiamo chiedere a Silvio Berlusconi di auto-traghettarsi verso la fine. Casini è troppo tattico nelle sue affermazioni. Oggi il più interessato alle elezioni anticipate è proprio Silvio Berlusconi. Nel Pd siamo d’accordo che la cosa ragionevole è un governo di transizione per cambiare la legge elettorale, disegnata su misura per Berlusconi, e raggiungere alcuni obiettivi: ridurre le tasse sul lavoro, tassare il capitale finanziario, investire di più in ricerca. Ma se questo sarà possibile, non lo so. Dobbiamo essere ragionevoli su questo punto, ho avuto riscontri positivi dalla gente su questo, dobbiamo dirlo a tutti, non solo ai nostri.
Quale sistema elettorale è auspicabile?
L’uninominale a doppio turno, ma se ne può parlare. Nessun sistema è perfetto al 100%. Per questo gli accordi di governo in Parlamento hanno una loro legittimità. Si fanno sempre, tranne che nel presidenzialismo. Oggi, abbiamo un presidenzialismo mascherato, con un parlamento scelto e all’ombra dell’Imperatore.
In qualità di presidente Copasir, notizie sulle stragi di mafia?
Presto ci saranno importanti risultati, rispetto all’omicidio Borsellino. Temo che ci siano state gravi compromissioni di uomini di Stato, funzionari, ma l’accanirsi dei giornalisti sulle ipotesi giudiziarie, fa confusione e non aiuta gli ottimi magistrati che stanno lavorando.
(sintesi a cura di Monica Soldano)
