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Unità è fondersi con i cittadini – i Giovani Democratici a Roma

26 lug

Partito Democratico - Giovani Democratici“Un’altra Roma e un’altra Italia sono possibili”

I Giovani Democratici di Roma esprimono in sintesi l’importanza di uscire dalle stanze e condividere, insieme a volontari e dirigenti, un momento di cultura e dibattito politico.
Anche quest’anno la Festa dell’Unità è stato un momento di grande importanza e partecipazione per i militanti del PD, per i ragazzi dell’organizzazione giovanile e per tutti i cittadini romani.

Per un mese intero il nostro Partito “esce dalle sue stanze”, organizzando una festa che vede protagonisti volontari iscritti e dirigenti per un unico obiettivo: creare un momento di cultura e iniziativa politica che a Roma tende sempre più a mancare. I tagli alla cultura, alle politiche sociali e giovanili attuate dalla Giunta Alemanno hanno avuto come conseguenza la parziale eliminazione della cosiddetta “Estate Romana”.

La Festa dell’Unità di Roma s’inserisce in questa circostanza, cercando di rendere meno spoglia d’eventi la nostra città. Ogni sera sono stati organizzati dibattiti e incontri per affrontare i temi dell’agenda politica del nostro Paese e di Roma, cercando anche di fare proposte concrete e lanciare ai cittadini un messaggio: un’altra Roma e un’altra Italia sono possibili.

E’ il momento che più di tutti gli altri vede il nostro Partito “fondersi” con i cittadini, in cui per un mese intero abbiamo una visibilità che non ci permette di avere nessuna iniziativa politica e nessuna manifestazione. È il momento che vede lavorare in maniera assolutamente volontaria tutti gli iscritti del nostro partito al fianco dei suoi dirigenti. Ma è anche e soprattutto un momento di festa che viene a conclusione di un anno d’attività politica e che viene vissuto dai nostri militanti con trepidante attesa. In questo contenso ci siamo inserini anche noi Giovani Democratici di Roma che gestiamo con grande fatica e forza di volontà lo spazio più grande di tutta la festa. Ogni anno molti di noi si riscoprono elettricisti, idraulici, carpentieri, cuochi, barman e molto altro per renderlo un punto di ritrovo per i giovani della nostra città, in un Paese che troppo spesso abbandona al loro destino le i giovani lavoratori e gli studenti, crediamo che una grande forza politica come il Partito Democratico sia indispensabile per dare un nuovo segnale di fiducia ai giovani che vogliono risposte concrete ai problemi reali della nostra generazione.

Stefano Bellu
ufficiostampa@giovanidemocraticiroma.it

Intervista a Rosy Bindi

23 lug

Caracalla, 22 luglio 2010. Palco Circo Massimo – Claudio Sardo intervista Rosy Bindi.

Rosy Bindi, intervistata da Claudio Sardo (giornalista del Messaggero) inizia con una battuta ironica: di Berlusconi si potrà innamorare solo quando più non sarà (politicamente si intende) malgrado l’uomo truccato e lampadato non sia il suo genere! In questa battuta, tra  serio, faceto e sarcasmo, emerge la diversità della sua cultura con quella del Premier e, soprattutto,  lo spirito caritatevole verso il “rappresentante” (o meglio, “il più grande piazzista del mondo”, come lo definì I.Montanelli nel 2001) della fazione opposta.
Il Presidente del Pd, al giornalista che la sollecita sulla “questione cattolica” all’interno del Partito, risponde:“ E’ una questione politica, poiché senza cattolici e quindi senza una sintesi plurale non c’è il Pd, anzi, bisogna interloquire con i cattolici che votano a destra, ricordando loro che una destra che fa della sicurezza un baluardo contro gli immigrati, forse, non è lo schieramento che meglio rappresenti i principi cattolici”.
In ogni caso  il Partito Democratico, così come non dovrà “appaltare” alla destra o all’Udc i temi del mondo cattolico, non dovrà farlo ad altre forze politiche sul tema del lavoro.
La leader prosegue illustrando l’azione incalzante dell’opposizione nei confronti dell’operato governativo.  Rammenta quello che il Pd ha fatto e può fare; negli ultimi mesi ad es.:  ha frenato con i suoi voti il Governo “andato sotto” in più di un’occasione (benché goda di una maggioranza “quanto mai ampia”); sul  ddl intercettazioni,  su pressione del Pd, è stato presentato dal Governo un emendamento (udienza filtro) che prevede la possibilità di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini; grazie alle incalzanti richieste di pulizia del Pd si sono dimessi alcuni illustri personaggi del Governo.
Ai numerosi ascoltatori, molti dei quali immersi in una grave crisi economica “occidentale” ricorda  che “ l’India e la Cina non versano in queste condizioni!”. Nel discorso, infatti,  non poteva mancare il richiamo all’urgenza di tutelare il lavoratore contro una finanziaria che taglia sulla sicurezza, sull’impiego pubblico e privato, contro questa cultura di destra che, sotto la flessibilità nasconde  il precariato. Il Pd  non abbandonerà i lavoratori di Pomigliano e della Fiat, di Eutelia ed i ricercatori – quelli disoccupati per il maxi-emendamento che ha soppresso alcuni enti di ricerca e quelli precari resi tali dai tagli alla ricerca.
Il Presidente del Partito Democratico spiega la collocazione del Partito Democratico in Europa: un progetto politico “unico” poiché non conosce eguali in Europa (ancor di più oggi che il modello socialdemocratico versa in una crisi senza ritorno); “ambizioso” poiché vede convergere ideali liberali, socialisti e cattolici in una sintesi unica; “forte anche se i risultati politici non sono immediati”.
All’immancabile e fatidica domanda su Nichi Vendola e Casini risponde dichiarando a Nichi tutta la propria stima “ma dovrebbe governare bene in Puglia per essere punto di riferimento del centro-sinistra”;  al leader dell’Udc raccomanda di non approfittare “dei pertugi che si sono aperti in questa situazione di crisi per perdere quella dignità politica che lo ha visto leader del proprio partito”.
Sulla P3 Rosy afferma “che presenterà la richiesta di una commissione di inchiesta affinché non diventi la nuova P2.”
In merito alla legge elettorale bisogna dare la possibilità al cittadino di scegliere il proprio parlamentare, partito e coalizione. La Bindi non nega che ci sia bisogno di un leader per vincere ma dovrà essere lontano da tentazioni populiste, dedito a temperare le diverse esigenze preservando il bipolarismo.
Per finire, malgrado il sagace incipit, su Berlusconi non fa sconti: “un personaggio dell’antipolitica per antonomasia, nato dalle ceneri della prima Repubblica, ha esasperato un paradigma individualista al fine del lento ma inesorabile decadimento degli ideali democratici; ha alimentato la disaffezione alla politica facendo divenire l’Italia un paese ingovernabile”.
Quindici anni di Berlusconismo lasciano un vuoto culturale e di valori senza precedenti.
Il Pd saprà risalire la china.

Marzia De Cesare

L’Aquila epicentro d’Italia

23 lug

Stasera alle ore 20, palco CARACALLA

L’Aquila ormai non è solo un simbolo-città con il suo dolore, ma un simbolo nazionale. C’è bisogno infatti che anche il resto d’Italia percepisca per intero la grande e coraggiosa “scossa” di coscienza e indignazione civile e morale che gli aquilani stanno erogando da tempo. C’è bisogno di parlarne in modo fattivo, a viso aperto: L’Aquila “epicentro” d’Italia per portare una nuova speranza di “ripartenza” e di ricostruzione. Per L’Aquila e per l’intero Paese.

Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità 2010 – intervistato da Corradino Mineo (RAI NEWS24)

23 lug

In una piazza romana, com’è, di fatto, quella del Palco Circo Massimo della Festa dell’Unità di Roma, Massimo D’Alema ha parlato al popolo del PD e non solo. Una folla stretta, stretta ad occupare ogni spazio di quell’arena, con un clima afoso che da giorni non lascia scampo, ha ascoltato ogni passaggio dell’uomo di Stato e non di partito, così come D’Alema si è definito, in un silenzio assorto e rispettoso. L’analisi puntuale è partita dalla crisi finanziaria ed economica nazionale che si sta traducendo in un’indubbia emergenza sociale, che si rifletterà sui più poveri, ha esordito D’Alema. Questo segnerà la vera rottura nazionale, oltre qualsiasi proclama di Umberto Bossi – e D’Alema sprona: “ E’ tempo che la gente torni a buttarsi nella mischia”.

Il posto della politica al tempo della globalizzazione dei sistemi.

Quanto conta oggi davvero la politica dei parlamenti e dei governi nazionali?Ad un Tremonti che attribuisce la regia all’Europa, con cui si spalleggia per i suoi tagli orizzontali, D’Alema risponde che i comitati d’affari non si combattono privando gli enti locali di risorse, che offrono servizi pubblici. La crisi attuale è il crollo del grande potere finanziario non democratico che ci ha gestito per anni. Ecco, perché oggi riscopriamo la vera ricchezza: il lavoro. Svanisce l’illusione della magia del denaro che produce denaro. I governi hanno ancora un posto nella politica, nella definizione della sua qualità. Quando il risultato è la sommatoria delle scelte dei governi, rappresentati in Europa. A livello locale, ci sono poi i sindaci e gli amministratori che fanno il resto.

La battaglia per l’acqua pubblica, un’occasione persa per il PD?

L’acqua è un bene pubblico, ma non un simbolo. Se la politica si risolve in bandiere, si fa cattiva ideologia. L’acqua è un bene pubblico, ma la sua gestione è un’attività industriale. La politica è lo studio dei problemi e deve trovare soluzioni razionali. Lasciamo la poesia ai bravi poeti e non a quelli che battono le piazze.

Privatizzazioni.

La privatizzazione delle telecomunicazioni fu una scelta obbligata dalla comunità europea. La letteratura non deve cancellare la memoria, i fatti sono testardi, diceva Vladimir Lenin.

Ma il limite alle privatizzazioni c’è stato, quando non si è creata la condizione richiesta: il libero mercato. La politica deve fissare le regole e controllarle, ma non possiamo avere rimpianti per i grandi carrozzoni delle partecipazioni statali. Guardiamo il Brasile. In otto anni hanno ridistribuito ricchezza, mossi dal basso verso l’alto ben 62 milioni di persone, molte hanno lasciato la soglia di povertà. La ricetta? Una visione macroeconomica, la gestione dell’inflazione. I progressisti sono coloro che combattono il neoliberismo senza buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Il lavoro oggi e la comunicazione politica.

Perché il Pd non fa suonare di più nella comunicazione la parola “lavoro”? Il lavoro oggi è complicato, non genera più rappresentanza politica, va ricostruito in termini politici e culturali. Oggi i lavoratori manuali votano a destra. C’è uno spaesamento. La frattura del mercato del lavoro è una responsabilità della destra, ma anche noi abbiamo fatto poco. Occorre affrontare seriamente il lavoro degli immigrati, che occupano una quota di lavoro dipendente umile, ma senza diritti politici. Il lavoro deve tornare a esercitare un ruolo politico.

Legge bavaglio o bavaglino?

Attenzione, la proposta di legge è confusa: cerchiamo di capirne bene l’impatto possibile. Ieri a Bonaiuti ho detto: “Fermiamoci”. Questa legge aveva due obiettivi: attaccare i giornalisti, che si sono saputi difendere bene ma tutelare la privacy dei singoli cittadini, che invece rischiano ancora di essere i meno protetti, anche alla luce degli emendamenti proposti. Privacy ed esigenze giudiziarie vanno contemperate. C’è molta scorrettezza nell’informazione e nei titoli a effetto dei giornali. Un potente può fare causa, ma un cittdaino accusato ingiustamente resta colpevole. La deontologia professionale dovrebbe essere esercitata con maggiore convinzione. Di certo Silvio Berlusconi, in questo dibattito non potrebbe nemmeno usare l’argomento della privacy, avendola violata per fare da ricettatore, come editore, di filmini ed altro, a scopo politico (caso Marrazzo).

Lui è un intollerante, un antidemocratico, ma per lui questa proposta di legge, è stata un tragico errore per l’impopolarità che ha generato.

La caduta di Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi galleggia, su di un paese che non governa veramente, altrimenti non lo lascerebbe nelle mani delle cricche corrotte che procedono con l’occupazione di tutti i livelli dello Stato, e dei suoi apparati. Berlusconi è in difficoltà fuori e dentro il partito. Le questioni giudiziarie sono solo una parte. Guardiamo le sue promesse, ricordiamole agli italiani e poi raccontiamo i numeri, i fatti. In 10 anni il nostro Paese è meno ricco, ha aumentato la spesa, ora al 52,5%, dunque è più inefficiente e la macchina statale è più ingombrante. Silvio Berlusconi non è invincibile, questa società sta dimostrando di avere degli anticorpi.

Io e Gianfranco Fini

Gianfranco Fini sta cercando di salvarsi dal declino e di recuperare quei valori di una destra, più democratica di quella di Berlusconi, ma per ora non potrà avere la forza di sostituirsi a lui. La Lega è come una guardia pretoriana, che tiene in catene il suo imperatore. Io e Gianfranco Fini abbiamo discusso insieme su alcune questioni. Ad esempio, sull’immigrazione pubblichiamo ora un libro insieme. Il centrosinistra ha bisogno di dialogare e di una destra democratica, ma non proporremo certo Fini alle primarie come nostro premier!

E’ tempo di larghe intese con Casini?

Per superare le scosse, io non credo che un ribaltone oggi, sia mandare a casa il premier, ma di certo non possiamo chiedere a Silvio Berlusconi di auto-traghettarsi verso la fine. Casini è troppo tattico nelle sue affermazioni. Oggi il più interessato alle elezioni anticipate è proprio Silvio Berlusconi. Nel Pd siamo d’accordo che la cosa ragionevole è un governo di transizione per cambiare la legge elettorale, disegnata su misura per Berlusconi, e raggiungere alcuni obiettivi: ridurre le tasse sul lavoro, tassare il capitale finanziario, investire di più in ricerca. Ma se questo sarà possibile, non lo so. Dobbiamo essere ragionevoli su questo punto, ho avuto riscontri positivi dalla gente su questo, dobbiamo dirlo a tutti, non solo ai nostri.

Quale sistema elettorale è auspicabile?

L’uninominale a doppio turno, ma se ne può parlare. Nessun sistema è perfetto al 100%. Per questo gli accordi di governo in Parlamento hanno una loro legittimità. Si fanno sempre, tranne che nel presidenzialismo. Oggi, abbiamo un presidenzialismo mascherato, con un parlamento scelto e all’ombra dell’Imperatore.

In qualità di presidente Copasir, notizie sulle stragi di mafia?

Presto ci saranno importanti risultati, rispetto all’omicidio Borsellino. Temo che ci siano state gravi compromissioni di uomini di Stato, funzionari, ma l’accanirsi dei giornalisti sulle ipotesi giudiziarie, fa confusione e non aiuta gli ottimi magistrati che stanno lavorando.

(sintesi a cura di Monica Soldano)

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“Mafia Export” di Francesco Forgione. L’antimafia? Torni al centro della politica.

21 lug

Martedì 20 luglio, spazio Rinascita, presentazione del libro “Mafia Export. Come ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra hanno colonizzato il mondo” (Baldini Castoldi Dalai).

La presentazione di un libro, a volte, può diventare un’occasione in più, per recuperare un dialogo su questioni importanti. Mafia Export di Francesco Forgione lo è stata. E non solo perché è un volume che ci consegna un lavoro prezioso, in termini di storia delle mafie e di mappatura della loro attuale geopolitica, ma perché Forgione, e i suoi interlocutori, Franco Latorre e Lirio Abbate, il primo con il centro studi Pio La Torre, il secondo come giornalista d’inchiesta di spicco dell’Espresso, hanno il piglio dei lottatori e non solo degli osservatori. Il politico che li ospita, il consigliere Paolo Masini del Comune di Roma, si lascia coinvolgere in questa serata, di fatto una sorta di mini maratona per l’antimafia. Diverse tra loro, mafia e ‘ndrangheta, sono ormai pervasive, in particolare la seconda. Città come Roma e Milano sono già colonizzate, ma restano invisibili, grazie ad un humus favorevole, che le alimenta nel giro di affari, in cui non corrono neanche più il rischio delle denunce.

Penetrate nei gangli dell’economia, delle imprese della politica, non cercano neanche più interlocutori, perché semplicemente la politica, ahinoi, non c’è. “ Manca l’afflato ideale” secondo Latorre, “momenti forti di aggregazione, gli anticorpi sul territorio”. Lirio Abbate ricorda, poi, che sul piano giudiziario l’impegno è molto, ma non basta. Perché la politica deve intervenire prima, dal basso, dal territorio, dai circoli, dai singoli. Ognuno può fare di più, anche un consigliere comunale, se non gira la testa da un’altra parte. Le mafie sono in ogni cosa e le incontriamo ogni giorno.

Francesco Forgione non ha peli sulla lingua e passione politica da vendere per questo non ci sta al gioco di quella che definisce “la privatizzazione della politica, in cui i partiti e il corpo politico della base non riescono a fare più da sentinella sul territorio”. Il monito è condiviso ed è chiaro: l’antimafia non può tradursi solo nelle azioni investigative o giudiziarie, né si possono aspettare le strade insanguinate per agire o sarà troppo tardi. Al Pd viene attribuito un ruolo primario: riportare l’afflato dell’antimafia al centro della politica e della discussione pubblica. Lirio Abbate, da giornalista impegnato, scatta in avanti e senza peli sulla lingua, ricorda anche alcune omissioni del partito, verso parlamentari, come il caso Crisafulli, o esponenti delle istituzioni, come l’ambasciatore italiano in Belgio, basista di contatti per mafiosi, che si prestò a fili diretti con cariche istituzionali. Come fu con l’ex ministro della Giustizia, Mastella, raggiunto direttamente sul cellulare, per sistemare uno scomodo 41 bis. In conclusione, una serata davvero schietta e liberatoria, con un intento preciso: spronare a rimettersi in marcia verso una doverosa etica pubblica ed una passione politica, al limite del rischio anche della propria incolumità personale.

Come hanno testimoniato negli anni tanti uomini di stato, come i magistrati, Falcone e Borsellino, ma anche una decina, forse più, di giornalisti, l’antimafia ha un prezzo da pagare altissimo, se si resta soli.

Monica Soldano

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Dibattito con Giuseppe Fioroni

21 lug

L ‘ex ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni è stato intervistato dalla giornalista  Giovanna Casadio sul palco di Circo Massimo, ieri alla Festa dell’ Unità.

La giornalista parte all’attacco con una domanda ironica e provocatoria, chiede all’ onorevole se può chiamarlo compagno. Facendo riferimento alle ultime polemiche. L’onorevole non si scompone e dichiara che qualsiasi nome può andare bene purché ci sia una rinuncia del passato e una conquista del futuro. «Nel partito non dobbiamo tornare indietro, dobbiamo fare il Pd senza lasciarci trascinare dalla nostalgia per le correnti passate. Gli italiani stanno perdendo la cotta per Berlusconi ma ancora non si sono innamorati di noi. Se Berlusconi perde i suoi consensi, ma il centrosinistra non riesce lo stesso a convincere gli italiani come alternativa, significa che dobbiamo lavorare su noi stessi. Non serve il terzo polo, in democrazia non si può pensare di cambiare gli elettori, dobbiamo cambiare noi. Lavorare su noi stessi per farci capire dagli italiani.. ».

Poi si passa all’argomento spinoso di Nichi Vendola, la Casadio chiede all’onorevole come giudica la sua auto candidatura alle primarie. Fioroni risponde che non è preoccupato dei movimenti interni del partito ma della possibilità che si confondano i propri interessi con quelli del paese . Non è d’accordo sulla dichiarazione di Vendola riguardo al suo avversario, che il leader di “Sinistra e libertà” vede in Fini. «Credo che debba esserci la consapevolezza nel Pd della necessità di trovare un nuovo leader. Un candidato che allarghi i confini e riesca a recuperare quell’elettorato deluso sia da Berlusconi, sia dalla sinistra. Ci vorrebbe un passo indietro, invece di auto candidature occorrerebbe trovare un leader che sia in grado d’allargare i confini senza semplificare la realtà. Dobbiamo decidere, se governare il partito o il paese.. ».

Fioroni però rimane muto quando la Casadio le chiede un nome di un possibile leader del centrosinistra e continua a parlare di Vendola dichiarando che la sua vittoria in Puglia è stata facilitata dall’uscita dell’Udc dal centrodestra che ha tolto il 10% dei consensi, altrimenti secondo lui non ci sarebbe stata la vittoria di “ Sinistra e libertà” in Puglia,  che ha solo il 3% dei consensi nazionali.

Riguardo al problema dell’immagine del partito, molti giornali tra cui il “Corriere della sera” hanno scritto che il Pd , è il partito che non c’è.  L’onorevole Fioroni dichiara che non mancano i progetti concreti nel Pd, è che spesso fa più notizia una lite rispetto a un progetto comune. Secondo lui gli italiani percepiscono Il Pd come uno stato d’animo passeggero. «La politica dei vecchi partiti non c’è più..Una volta si diceva io sono democristiano..Dobbiamo ritrovare questo. Creare un comune sentire valoriale. Abbiamo tentato di competere con Berlusconi nella politica dei desideri, sugli stati emotivi ma quando in politica si perdono i propri riferimenti valoriali, si diventa fragili. Manca un senso d’appartenenza e identità che dobbiamo costruire per divenire più forti.. ».

La giornalista Casadio incalza sul tema della disomogeneità interna, parlando della vicenda di Pomigliano su come il centrosinistra si sia diviso su questo tema. Secondo l’onorevole è sbagliata l’impostazione del Pd che vorrebbe fare un’opera di mediazione, invece di dare delle risposte agli italiani. Il problema della Fiat è il problema del lavoro. Dobbiamo mantenere i vecchi diritti sanciti dall’art.uno della costituzione ma allo stesso tempo stare a passo con i tempi e proporre nuove garanzie come la possibilità per i lavoratori di partecipare alla divisione dell’ utile aziendale. Non è che c’è l’ amalgama, ci vorrebbe una moratoria che sancisce l’ amalgama. Ha dichiarato.

Infine si è parlato della possibilità di creare un governo di larghe intese, Fioroni ha risposto che è troppo presto per dare una risposta precisa su questo. Occorre fare opposizione, approfittare della crisi che sta vivendo la maggioranza e dopo discutere su cosa fare. Riguardo al Pd di Bersani ha detto «Noi dovremo essere solo Il Pd non il Pd di Bersani, dovremo creare un’ alternativa valida e vincere le elezioni per il proprio programma non per il proprio leader..».

Lorena Zaratti

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CaracallaCamPD – Politica è Comunicazione

20 lug

locandina dell'iniziativa "CaracallaCamPD"

Una sera con Ignazio Marino alla Festa dell’Unità 2010

19 lug

“Nelle tue mani”, il libro di Ignazio Marino.

Alla Festa dell’Unità di Roma, domenica 18 Luglio alle 19, inizia la serata dedicata ad Ignazio Marino e collegata con il tema della ricerca pubblica ed il lavoro dei suoi precari. Il caldo afoso anche stasera si fa sentire, ma lo spazio Rinascita è gremito di persone attente e di signore di ogni età, tranquillizzate dallo sventolio di ventagli di ogni foggia. Ivana della Portella, Pd, coordina il dibattito sul libro del chirurgo senatore, Ignazio Marino“ Nelle tue mani”, edizioni Einaudi. Con lei lo storico della medicina e bioeticista, il professor Gilberto Corbellini, dell’Università la Sapienza, mentre la lettura di alcuni brani del volume, è affidata all’attrice Simona Marchini. Il libro, nel solco della narrativa di tradizione americana, come gli scritti di Atul Gawande, racconta in prima persona attraverso l’esperienza di un medico, Ignazio Marino, le sue riflessioni sulle leggi, la politica e la società italiana, quando ci s’imbatte nelle questioni di inizio e fine vita. Ignazio Marino, alle prese con la sanità italiana, entra in contatto con l’Italia dei paradossi giuridici e di una visione quasi fobica dell’innovazione scientifica e della ricerca sulle cellule umane. In un paese che complica e traduce molte cose in “eticamente sensibili” e dunque intoccabili. Vivo e appassionato il ricordo di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro, sia sul piano umano che politico.

La cosca e il bradipo. “Sogno un partito contendibile con i dirigenti a tempo determinato”. Intervista di Fabio Martini (la Stampa) ad Ignazio Marino

Fabio Martini presenta il sen Ignazio Marino come un politico dal “percorso anomalo”. Noto chirurgo, esperto in trapianti di fegato, entra sulla scena politica, nel 2006, ed il 23 luglio scorso annuncia già la grande sfida, nelle primarie, per la segreteria del Pd, contro Pierluigi Bersani ed il segretario uscente, Dario Franceschini. Ignazio Marino lo conferma ancora oggi, quella sfida è valida nella sua piattaforma, che individua tre punti programmatici di base: la laicità dello Stato, il rispetto dei diritti, l’attenzione all’ambiente. Un ambito quest’ultimo, in cui Marino dichiara di aver già conseguito un risultato politico, perché nessuno oggi nel Pd, perfino i più dubbiosi, condivide il sì al nucleare, non era così solo un anno fa.

Altre sfide, al contrario, sono ancora aperte per il senatore chirurgo. Prima tra tutte quella di un rinnovamento della classe dirigente del Pd, perché “le poltrone rischiano di prendere la forma delle persone che le occupano da troppo tempo”. Marino chiede un partito aperto alle sfide, tra capaci e appassionati, un partito “contendibile”, perché questo stimoli i giovani ad avvicinarsi e muova idee. I giovani non votano il Pd, lo ricorda Fabio Martini, il 42%, tra i 24 ed i 30 anni, votano pdl. Forse perché il Pd non dà segnali di volergli davvero parlare, ad esempio “utilizzando gli strumenti del web e non più il ciclostile?” Ironizza Marino. “Avere il wireless nelle nostri sedi, a suo modo potrebbe essere un segnale di questa capacità di sintonizzarsi”. Ed aggiunge che nella società, come nel partito il merito ed i talenti individuali devono poter contare qualcosa, un’altra parte del lavoro è chiaro, spetta poi ai giovani. “Siate più coraggiosi e meno ossequiosi” sprona Marino.

Ma se il governo di Berlusconi è una cosca, il Pd è un bradipo. ”Nasce e muore sullo stesso ramo. Lento, ma pronto a scattare solo per afferrare la poltrona di turno, appena lasciata vuota, per poi riassegnarla.” Bersani è bravo, ma “è troppo condizionato dai capicorrente”. Il Pd deve uscire dalla logica del rumore di sottofondo. E’ un partito dove si discute, non come la lega, dove i parlamentari “chiedono il da farsi a Bossi”, ma su un punto, Ignazio Marino, fa un ulteriore appello di metodo, a Bersani, per quando si tornerà in aula a discutere di testamento biologico. Chiede che il Pd escluda l’appello al voto in base alla libertà di coscienza dei singoli deputati, per non negare quella dei cittadini. E, al contrario, discuta e voti, ma confermi, una posizione prevalente, a cui tutti dovranno attenersi. Sul governo possibile, in caso quello attuale cadesse anticipatamente, vista la crisi morale e politica generata dai due ministri (Scajola e Brancher) e da un sottosegretario dimissionario (Cosentino), Ignazio Marino fa una proposta: “un governo di scopo, non di transizione. Perché, dove dovrebbe andare e con chi?” Al Pd, occorrerebbero due cose per ristabilire la dignità alla politica: modificare la legge elettorale, tornare al maggioritario uninominale e garantire per legge un’informazione pubblica trasparente. Secco il no alla candidatura di Giulio Tremonti come possibile premier, pur nel governo di scopo. “Ha dimostrato di sbagliare tutto e di non avere una visione di ripresa per l’economia”, commenta senza appello Ignazio Marino. E alla domanda attesa su di una indicazione per l’eventuale leader della coalizione di centro sinistra, Marino, prima di rispondere, riflette e fa una breve pausa. Poi, “Invece di avere un papa straniero (riferendosi a Nichi Vendola), potremmo coltivarne uno in casa nostra”. I giovani sono molti, anche tra governatori e assessori. Tuttavia, vede come legittima l’iniziativa ambiziosa del presidente della Puglia, Nichi Vendola, di voler correre alle primarie di coalizione, come aspirante candidato premier, perché “chi ci mette la faccia ed ha un programma credibile, deve farlo”.

Ignazio Marino, in chiusura fa l’ultimo appello al suo segretario, Pierluigi Bersani: “Basta con le alchimie da palazzo, diamoci subito delle regole statutarie per le primarie”, auspicabile l’individuazione di regole chiare, in vista delle elezioni comunali di primavera nelle grandi città.

L’ultimo invito, in chiusura, dopo un’ora e mezza d’intervista: “Restiamo ancora quattro minuti seduti, ci sono anch’io con voi, ma guardiamo il video sulla rete dei ricercatori precari della ricerca pubblica, che presto resteranno senza lavoro, altrimenti, poi, non capiamo come stanno le cose in questo Paese”. E il pubblico già in piedi, dopo l’applauso finale, diligentemente aspetta e guarda. “..che fine ha fatto la ricerca pubblica nel nostro Paese… Soppressa!”.

Sull’eventuale crisi di Governo imminente, dopo la caduta di due ministri, Scajola e Brancher, nonché il viceministro Cosentino, tutti corrotti o presunti tali, perché il PD non chiede a gran voce la crisi di governo? Secondo Ignazio Marino, occorre pensare ad un governo di scopo: portare a casa la riforma elettorale e la legge che garantisca una informazione pubblica democratica. Chiamare i giovani, investendo su di loro, con incarichi ai più meritevoli, anche se inesperti in principio. Marino invita a praticare gli slogan, troppo spesso enunciati, ma scarsamente agiti. Anche lui chiede un impegno a termine: nessuno dovrebbe restare oltre i 15 anni. E veniamo al governo Cosca che in Italia crea una situazione strabiliante per numero di corrotti e corruttori, “ho dovuto farmi un grafico per ricordarmi tutto” su questo sistema emergente, detto P3. Come le foglie di un carciofo, ovvero di una cosca ognuna sostiene l’altra e tutte sono vicine.

Monica Soldano

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David Sassoli e Luigi De Magistris dibattono su pericoli presenti e scenari futuri.

19 lug

Sabato 17, un folto e appassionato pubblico ha seguito il confronto tra David Sassoli e Luigi De Magistris , ritmandolo con applausi e commenti fuori onda, come in una vera e propria corrida televisiva. I due europarlamentari , rispettivamente PD e IDV, pur con toni e modalità stilistiche diverse, hanno stabilito un punto: la modifica di un intero ordinamento non può essere nella disponibilità di una maggioranza . Infatti, concordano, “Berlusconi non governa solo in un modo diverso, ma eversivo” , perché va oltre le regole del gioco istituzionale.

Da qui alcune considerazioni e un’ allerta: la Costituzione è in pericolo. Sassoli parla di un rischio di modifica alla seconda parte, quella che ordina i poteri, ma De Magistris rincara la dose: “Non è vero, Brunetta attacca anche l’art. 1, inoltre i principi non stanno in piedi senza la seconda parte e rischiano di essere del tutto svuotati”. Per Sassoli l’Italia di oggi, che non ha ancora risolto il conflitto di interessi e vorrebbe far nominare i magistrati dall’ esecutivo, non sarebbe più accolta in Europa se volesse fare domanda d’ ingresso, come sta accadendo per l’Islanda, a cui il governo europeo di Barroso , chiede il rispetto delle norme condivise e di introdurre nuove leggi.

Ma le intese istituzionali non si fanno con accordi bipartisan? Così commenta Verderami, che richiama all’ordine. Netta la replica di Sassoli: “Diciamo che il centro sinistra e questo governo non potranno fare nessun tratto di strada insieme”. Scroscia l’ applauso questa volta, unanime, della platea. De Magistris torna su di un’ altra’obiezione di Verderami: “Nella democratica Francia, i magistrati li nomina l’esecutivo e allora perché qui no? Sorride ironico De Magistris: “l’importante è che i politici non compiano reati e l’equilibrio si trova. In Italia, ormai, la mafia non uccide più i magistrati, perché si è fatta sistema. La politica non è più un anello forte.
Chi sono i poteri occulti, invece, chiediamocelo, insiste l’ex magistrato. Chi prende in luoghi privati decisioni poi ratificate in luoghi istituzionali. Oggi tutto diventa legge. Dunque parlare di legalità è un problema.” Gli esempi non mancano. In Calabria hanno trasferito un vescovo, il carabiniere se è zelante viene trasferito, ovunque c’ è corruzione. I diritti dei lavoratori sono compressi, il dissenso è criminalizzato. Un fatto lascia il pubblico in un accenno di amara risata , quando De Magistris racconta: “ A L’Aquila un signore mi ha fatto vedere il verbale di un sequestro della carriola. Non è questo un disegno eversivo e golpista, senza olio di ricino?” Va giù nudo e crudo De Magistris.

In chiusura a David Sassoli , da buon padrone di casa, l’ònere di parlare del progetto che verrà. “Il governo Prodi ha avuto tante difficoltà per la legge elettorale, ma a nessuno è venuto in mente di dire che il governo Prodi fosse pericoloso. Oggi è diverso. Per questo, occorre rimettere in moto la partecipazione dei cittadini come valore e prepararci a governare”. E l’UDC con chi starà? Chiosa Verderami. “Io credo, diciamo così, che l’Udc con noi non ci voglia venire. Il nostro leader contro la destra, lo proporremo alle primarie. La leadership dovrà essere forte.”

Monica Soldano

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A CARACALLA APPLAUSI PER ZINGARETTI

17 lug

Ieri alla festa di Caracalla è stata la serata di Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma.
Zingaretti è romano e di casa alla festa dell’Unità: il giro di rito tra gli stand dei volontari è un susseguirsi di saluti, abbracci e romaneschi “A Nicò!”.
Alle 21 sale sul Palco Circo Massimo per l’intervista di Giovanni Minoli.
Il primo intervento che scalda particolarmente il pubblico romanista è proprio sul futuro della Roma “Spero che la Roma finisca in mano a qualcuno che abbia lo stesso amore per la squadra e la città della famiglia Sensi” dice Zingaretti.
Prosegue rispondendo alle domande di Minoli sull’attuale crisi della Maggioranza di Governo,sul ruolo del PD, sulla leadership del Centrosinistra:”Se il Governo cadrà il PD è pronto ad andare al voto ma disponibile nell’eventualità anche per un governo di transizione se questo servirà a mandare a casa Berlusconi che è il vero cancro italiano”; prosegue “nonostante ritenga Vendola indispensabile per un nuovo Centrosinistra, per la sua capacità di narrare questo paese,io, in una possibile competizione per il candidato premier scelgo Pier Luigi Bersani.”
Ha le idee chiare sui valori e la politica del PD:” Io sono orgoglioso della storia da cui provengo, sono orgoglioso di essere chiamato compagno ma anche di far parte di un partito dove stanno insieme compagni e amici.” Prosegue ” dobbiamo riprendere l’esempio di grandi statisti come Moro e Fanfani, recuperare la ricerca del bene comune come fondamento dell’attività politica, la Repubblica è stata forte quando ha incluso ampie fasce di diseredati, la democrazia deve allargare le possibilità di tutti.”
Fa riferimento ai 150 anni dell’Unità d’Italia:”questo anniversario deve essere l’occasione per costruire l’alternativa per un’altra Italia, la nuova repubblica italiana fondata sul principio di dare a chi merita e dare a chi ha bisogno,abbiamo in mente un paese per coloro che la Destra ha umiliato,vogliamo essere speranza e prospettiva per chi sta peggio, per chi ha bisogno.”
Riguardo all’impegno come Presidente della Provincia, mette un punto riguardo alle polemiche sul suo rifiuto a candidarsi alla Presidenza della regione Lazio:” Quando si ricopre un incarico la responsabilità verso la comunità sta nel portarlo a termine.” Rivendica fieramente il lavoro svolto in questi due anni di presidenza:”Abbiamo speso tutte le risorse a disposizione in servizi e appalti, inserendo liquidità sul mercato a favore delle piccole e medie imprese, sempre a favore di queste ultime abbiamo azzerato l’accesso al credito, abbiamo investito nella green economy circa 500 milioni di euro che porteranno 22000 nuovi posti di lavoro. I tagli agli enti locali previsti dalla Manovra sottrarranno a Roma 103 milioni e alla Regione Lazio 450 milioni di euro con aumento delle spese calcolato per il cittadino romano all’anno in circa 1.300 euro pro-capite”.
Riguardo all’aumento dei pedaggi autostradali e a quello sul Gra:”questa è una spesa che colpirà in particolare i lavoratori pendolari, la Provincia di Roma depositerà lunedì per prima ricorso al Tar”.
In conclusione Zingaretti illustra la propria visione del potere e della politica:” IL potere è uno strumento straordinario per fare cose utili alla comunità, la politica deve essere un mezzo di ascolto, raccolta, e proposta, l’espressione di un impegno civico.” Mostrando un lato personale che colpisce particolarmente la platea dice:”Prima di essere un uomo politico sono un padre e nella mia scala di valori questo aspetto sarà sempre il primo, posso anche rinunciare all’impegno politico se questo ledesse il mio ruolo di genitore.”

Sara Bombelli

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