Unità è fondersi con i cittadini – i Giovani Democratici a Roma

26 Lug

Partito Democratico - Giovani Democratici“Un’altra Roma e un’altra Italia sono possibili”

I Giovani Democratici di Roma esprimono in sintesi l’importanza di uscire dalle stanze e condividere, insieme a volontari e dirigenti, un momento di cultura e dibattito politico.
Anche quest’anno la Festa dell’Unità è stato un momento di grande importanza e partecipazione per i militanti del PD, per i ragazzi dell’organizzazione giovanile e per tutti i cittadini romani.

Per un mese intero il nostro Partito “esce dalle sue stanze”, organizzando una festa che vede protagonisti volontari iscritti e dirigenti per un unico obiettivo: creare un momento di cultura e iniziativa politica che a Roma tende sempre più a mancare. I tagli alla cultura, alle politiche sociali e giovanili attuate dalla Giunta Alemanno hanno avuto come conseguenza la parziale eliminazione della cosiddetta “Estate Romana”.

La Festa dell’Unità di Roma s’inserisce in questa circostanza, cercando di rendere meno spoglia d’eventi la nostra città. Ogni sera sono stati organizzati dibattiti e incontri per affrontare i temi dell’agenda politica del nostro Paese e di Roma, cercando anche di fare proposte concrete e lanciare ai cittadini un messaggio: un’altra Roma e un’altra Italia sono possibili.

E’ il momento che più di tutti gli altri vede il nostro Partito “fondersi” con i cittadini, in cui per un mese intero abbiamo una visibilità che non ci permette di avere nessuna iniziativa politica e nessuna manifestazione. È il momento che vede lavorare in maniera assolutamente volontaria tutti gli iscritti del nostro partito al fianco dei suoi dirigenti. Ma è anche e soprattutto un momento di festa che viene a conclusione di un anno d’attività politica e che viene vissuto dai nostri militanti con trepidante attesa. In questo contenso ci siamo inserini anche noi Giovani Democratici di Roma che gestiamo con grande fatica e forza di volontà lo spazio più grande di tutta la festa. Ogni anno molti di noi si riscoprono elettricisti, idraulici, carpentieri, cuochi, barman e molto altro per renderlo un punto di ritrovo per i giovani della nostra città, in un Paese che troppo spesso abbandona al loro destino le i giovani lavoratori e gli studenti, crediamo che una grande forza politica come il Partito Democratico sia indispensabile per dare un nuovo segnale di fiducia ai giovani che vogliono risposte concrete ai problemi reali della nostra generazione.

Stefano Bellu
ufficiostampa@giovanidemocraticiroma.it

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Oggi @ Festa dell’Unità 2010

25 Lug

DOMENICA 25 luglio – TERMINE FESTA DELL’UNITA 2010
>> Spazio “PD Roma”
Termina stasera:  Mostra Fotografica “DISCARICA ITALIA”– percorso fotografico civile.Mostra Fotografica "DISCARICA ITALIA"

>> Palco “CARACALLA”

ore 20.00 Presentazione del libro di A. Gramsci jr “I miei nonni nella Rivoluzione“. Partecipano U. Marroni, P. Bononi, G. Parlato, M. Campana.

Agoraore 21.30
sarà proiettato
“AGORA”
il capolavoro di Alejandro Amenabar su Ipazia di Alessandria, interpretata da un’umanissima Rachel Weisz.
La proiezione è proposta dall’associazione Ipazia Immaginepensiero
e sarà introdotta da tre esperti:
Adriano Petta, Federica Turriziani Colonna e Elena Gajeri.

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ore 22.00 Concerto dei Controcorente.
Controcorente propone un omaggio alle melodie e alle arie, note e meno note, della tradizione musicale e poetica di Roma.Si tratta,alle volte, di una rilettura originale che non vuole,tuttavia,”tradire” lo spirito più autentico e verace della romanità. E’ un cammino,quello di Controcorente che non pretende di esplorare nè di esaurire l’intera gamma, multiforme, dei moti dell’animo romano e le innumerevoli sfaccettature del suo “sentire”: dalla gioia spensierata e allegra alla malinconica consapevolezza delle cose del mondo e della vita,dalla canzonatura piccante e licenziosa fino al sarcasmo acre e al più becero…cinismo! Per una visione più ampia di tutto ciò,altri sono gli itinerari da percorrere,poetici,musicali,e non solo. Quello dei Controcorente è un sentiero…personale,che non perde mai di vista gli altri,magari più battuti, in direzione della stessa meta: la scoperta,sempre nuova, di Roma e della romanità. Contocorente è : Mauro Delle Donne (voce e chitarra), Roberto Delle Donne (voce e chitarra), Alessandro Severa (fisarmonica) e Martino Cappelli (mandolino).
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a seguire
Consuntivo della Festa
Intervengono:
– il Tesoriere del Partito Democratico di Roma, Carlo Cotticelli
– Il Coordinatore del Partito Democratico di Roma, Marco Miccoli
– la Responsabile della Festa dell’Unità di Roma 2010, Micaela Campana.
Brindisi di ringraziamento

>> Palco “CIRCO MASSIMO”

Partito Democraticoore 20.00 DIBATTITO “Le aziende del Campidoglio e l’ambiente: una storia con poco futuro”.
Partecipano Marco Causi (Deputato Pd), Fabio Bellini (Presidente Municipio XVI), Alessandro Rosi (Presidente Commissione Bilancio Mun VII), Eugenio Patanè (Esecutivo Pd Roma), Dario Esposito (Responsabile città sostenibili Pd nazionale), Pino La Porta (Coordinatore Circolo Pd Atac), Francesco Proni (Portavoce Pd Acea) e Roberto Meroldi (Coordinatore Funzione Pubblica CGIL – Ama).

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A SEGUIRE: Disco & Dance Party


>> Spazio Rinascita Libreria Rinascita
ore 20.00 Circolo Anpi, Carla Capponi e Nuvola Rossa presentano Johnny e la primavera La resistenza raccontata da Beppe Fenoglio, di Andrea Barbetti. Letture di Anna Capuani, Francesco Di Branco, Mariangela Imbrenda, Liviana Messina, Anna Orlandini, voce narrante, Serena Ceccon e Tommaso Mazzei, realizzazione grafica.
Globalist Gianni Ciprianiore 21.30 Presentazione del sito di informazione Globalist.it.
Intervengono i giornalisti: Gianni Cipriani, Ennio Remondino, Silvia Garambois e Massimo Caviglia, vignettista.
Modera Gianluca Santilli, Esecutivo Pd Roma.
ore 23.00
Proiezione del documentario “L’Aquila Immota Manet”,
con gli autori Rosita Rosa e Alessandro Galassi.
Interventi di membri del Comitato 3 e 32.

Intervista a Rosy Bindi

23 Lug

Caracalla, 22 luglio 2010. Palco Circo Massimo – Claudio Sardo intervista Rosy Bindi.

Rosy Bindi, intervistata da Claudio Sardo (giornalista del Messaggero) inizia con una battuta ironica: di Berlusconi si potrà innamorare solo quando più non sarà (politicamente si intende) malgrado l’uomo truccato e lampadato non sia il suo genere! In questa battuta, tra  serio, faceto e sarcasmo, emerge la diversità della sua cultura con quella del Premier e, soprattutto,  lo spirito caritatevole verso il “rappresentante” (o meglio, “il più grande piazzista del mondo”, come lo definì I.Montanelli nel 2001) della fazione opposta.
Il Presidente del Pd, al giornalista che la sollecita sulla “questione cattolica” all’interno del Partito, risponde:“ E’ una questione politica, poiché senza cattolici e quindi senza una sintesi plurale non c’è il Pd, anzi, bisogna interloquire con i cattolici che votano a destra, ricordando loro che una destra che fa della sicurezza un baluardo contro gli immigrati, forse, non è lo schieramento che meglio rappresenti i principi cattolici”.
In ogni caso  il Partito Democratico, così come non dovrà “appaltare” alla destra o all’Udc i temi del mondo cattolico, non dovrà farlo ad altre forze politiche sul tema del lavoro.
La leader prosegue illustrando l’azione incalzante dell’opposizione nei confronti dell’operato governativo.  Rammenta quello che il Pd ha fatto e può fare; negli ultimi mesi ad es.:  ha frenato con i suoi voti il Governo “andato sotto” in più di un’occasione (benché goda di una maggioranza “quanto mai ampia”); sul  ddl intercettazioni,  su pressione del Pd, è stato presentato dal Governo un emendamento (udienza filtro) che prevede la possibilità di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini; grazie alle incalzanti richieste di pulizia del Pd si sono dimessi alcuni illustri personaggi del Governo.
Ai numerosi ascoltatori, molti dei quali immersi in una grave crisi economica “occidentale” ricorda  che “ l’India e la Cina non versano in queste condizioni!”. Nel discorso, infatti,  non poteva mancare il richiamo all’urgenza di tutelare il lavoratore contro una finanziaria che taglia sulla sicurezza, sull’impiego pubblico e privato, contro questa cultura di destra che, sotto la flessibilità nasconde  il precariato. Il Pd  non abbandonerà i lavoratori di Pomigliano e della Fiat, di Eutelia ed i ricercatori – quelli disoccupati per il maxi-emendamento che ha soppresso alcuni enti di ricerca e quelli precari resi tali dai tagli alla ricerca.
Il Presidente del Partito Democratico spiega la collocazione del Partito Democratico in Europa: un progetto politico “unico” poiché non conosce eguali in Europa (ancor di più oggi che il modello socialdemocratico versa in una crisi senza ritorno); “ambizioso” poiché vede convergere ideali liberali, socialisti e cattolici in una sintesi unica; “forte anche se i risultati politici non sono immediati”.
All’immancabile e fatidica domanda su Nichi Vendola e Casini risponde dichiarando a Nichi tutta la propria stima “ma dovrebbe governare bene in Puglia per essere punto di riferimento del centro-sinistra”;  al leader dell’Udc raccomanda di non approfittare “dei pertugi che si sono aperti in questa situazione di crisi per perdere quella dignità politica che lo ha visto leader del proprio partito”.
Sulla P3 Rosy afferma “che presenterà la richiesta di una commissione di inchiesta affinché non diventi la nuova P2.”
In merito alla legge elettorale bisogna dare la possibilità al cittadino di scegliere il proprio parlamentare, partito e coalizione. La Bindi non nega che ci sia bisogno di un leader per vincere ma dovrà essere lontano da tentazioni populiste, dedito a temperare le diverse esigenze preservando il bipolarismo.
Per finire, malgrado il sagace incipit, su Berlusconi non fa sconti: “un personaggio dell’antipolitica per antonomasia, nato dalle ceneri della prima Repubblica, ha esasperato un paradigma individualista al fine del lento ma inesorabile decadimento degli ideali democratici; ha alimentato la disaffezione alla politica facendo divenire l’Italia un paese ingovernabile”.
Quindici anni di Berlusconismo lasciano un vuoto culturale e di valori senza precedenti.
Il Pd saprà risalire la china.

Marzia De Cesare

Cin cin…si chiude!

23 Lug

Final Party Festa dell'Unità 2010

Tutti i Volontari per il Brindisi Finale!

L’Aquila epicentro d’Italia

23 Lug

Stasera alle ore 20, palco CARACALLA

L’Aquila ormai non è solo un simbolo-città con il suo dolore, ma un simbolo nazionale. C’è bisogno infatti che anche il resto d’Italia percepisca per intero la grande e coraggiosa “scossa” di coscienza e indignazione civile e morale che gli aquilani stanno erogando da tempo. C’è bisogno di parlarne in modo fattivo, a viso aperto: L’Aquila “epicentro” d’Italia per portare una nuova speranza di “ripartenza” e di ricostruzione. Per L’Aquila e per l’intero Paese.

Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità 2010 – intervistato da Corradino Mineo (RAI NEWS24)

23 Lug

In una piazza romana, com’è, di fatto, quella del Palco Circo Massimo della Festa dell’Unità di Roma, Massimo D’Alema ha parlato al popolo del PD e non solo. Una folla stretta, stretta ad occupare ogni spazio di quell’arena, con un clima afoso che da giorni non lascia scampo, ha ascoltato ogni passaggio dell’uomo di Stato e non di partito, così come D’Alema si è definito, in un silenzio assorto e rispettoso. L’analisi puntuale è partita dalla crisi finanziaria ed economica nazionale che si sta traducendo in un’indubbia emergenza sociale, che si rifletterà sui più poveri, ha esordito D’Alema. Questo segnerà la vera rottura nazionale, oltre qualsiasi proclama di Umberto Bossi – e D’Alema sprona: “ E’ tempo che la gente torni a buttarsi nella mischia”.

Il posto della politica al tempo della globalizzazione dei sistemi.

Quanto conta oggi davvero la politica dei parlamenti e dei governi nazionali?Ad un Tremonti che attribuisce la regia all’Europa, con cui si spalleggia per i suoi tagli orizzontali, D’Alema risponde che i comitati d’affari non si combattono privando gli enti locali di risorse, che offrono servizi pubblici. La crisi attuale è il crollo del grande potere finanziario non democratico che ci ha gestito per anni. Ecco, perché oggi riscopriamo la vera ricchezza: il lavoro. Svanisce l’illusione della magia del denaro che produce denaro. I governi hanno ancora un posto nella politica, nella definizione della sua qualità. Quando il risultato è la sommatoria delle scelte dei governi, rappresentati in Europa. A livello locale, ci sono poi i sindaci e gli amministratori che fanno il resto.

La battaglia per l’acqua pubblica, un’occasione persa per il PD?

L’acqua è un bene pubblico, ma non un simbolo. Se la politica si risolve in bandiere, si fa cattiva ideologia. L’acqua è un bene pubblico, ma la sua gestione è un’attività industriale. La politica è lo studio dei problemi e deve trovare soluzioni razionali. Lasciamo la poesia ai bravi poeti e non a quelli che battono le piazze.

Privatizzazioni.

La privatizzazione delle telecomunicazioni fu una scelta obbligata dalla comunità europea. La letteratura non deve cancellare la memoria, i fatti sono testardi, diceva Vladimir Lenin.

Ma il limite alle privatizzazioni c’è stato, quando non si è creata la condizione richiesta: il libero mercato. La politica deve fissare le regole e controllarle, ma non possiamo avere rimpianti per i grandi carrozzoni delle partecipazioni statali. Guardiamo il Brasile. In otto anni hanno ridistribuito ricchezza, mossi dal basso verso l’alto ben 62 milioni di persone, molte hanno lasciato la soglia di povertà. La ricetta? Una visione macroeconomica, la gestione dell’inflazione. I progressisti sono coloro che combattono il neoliberismo senza buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Il lavoro oggi e la comunicazione politica.

Perché il Pd non fa suonare di più nella comunicazione la parola “lavoro”? Il lavoro oggi è complicato, non genera più rappresentanza politica, va ricostruito in termini politici e culturali. Oggi i lavoratori manuali votano a destra. C’è uno spaesamento. La frattura del mercato del lavoro è una responsabilità della destra, ma anche noi abbiamo fatto poco. Occorre affrontare seriamente il lavoro degli immigrati, che occupano una quota di lavoro dipendente umile, ma senza diritti politici. Il lavoro deve tornare a esercitare un ruolo politico.

Legge bavaglio o bavaglino?

Attenzione, la proposta di legge è confusa: cerchiamo di capirne bene l’impatto possibile. Ieri a Bonaiuti ho detto: “Fermiamoci”. Questa legge aveva due obiettivi: attaccare i giornalisti, che si sono saputi difendere bene ma tutelare la privacy dei singoli cittadini, che invece rischiano ancora di essere i meno protetti, anche alla luce degli emendamenti proposti. Privacy ed esigenze giudiziarie vanno contemperate. C’è molta scorrettezza nell’informazione e nei titoli a effetto dei giornali. Un potente può fare causa, ma un cittdaino accusato ingiustamente resta colpevole. La deontologia professionale dovrebbe essere esercitata con maggiore convinzione. Di certo Silvio Berlusconi, in questo dibattito non potrebbe nemmeno usare l’argomento della privacy, avendola violata per fare da ricettatore, come editore, di filmini ed altro, a scopo politico (caso Marrazzo).

Lui è un intollerante, un antidemocratico, ma per lui questa proposta di legge, è stata un tragico errore per l’impopolarità che ha generato.

La caduta di Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi galleggia, su di un paese che non governa veramente, altrimenti non lo lascerebbe nelle mani delle cricche corrotte che procedono con l’occupazione di tutti i livelli dello Stato, e dei suoi apparati. Berlusconi è in difficoltà fuori e dentro il partito. Le questioni giudiziarie sono solo una parte. Guardiamo le sue promesse, ricordiamole agli italiani e poi raccontiamo i numeri, i fatti. In 10 anni il nostro Paese è meno ricco, ha aumentato la spesa, ora al 52,5%, dunque è più inefficiente e la macchina statale è più ingombrante. Silvio Berlusconi non è invincibile, questa società sta dimostrando di avere degli anticorpi.

Io e Gianfranco Fini

Gianfranco Fini sta cercando di salvarsi dal declino e di recuperare quei valori di una destra, più democratica di quella di Berlusconi, ma per ora non potrà avere la forza di sostituirsi a lui. La Lega è come una guardia pretoriana, che tiene in catene il suo imperatore. Io e Gianfranco Fini abbiamo discusso insieme su alcune questioni. Ad esempio, sull’immigrazione pubblichiamo ora un libro insieme. Il centrosinistra ha bisogno di dialogare e di una destra democratica, ma non proporremo certo Fini alle primarie come nostro premier!

E’ tempo di larghe intese con Casini?

Per superare le scosse, io non credo che un ribaltone oggi, sia mandare a casa il premier, ma di certo non possiamo chiedere a Silvio Berlusconi di auto-traghettarsi verso la fine. Casini è troppo tattico nelle sue affermazioni. Oggi il più interessato alle elezioni anticipate è proprio Silvio Berlusconi. Nel Pd siamo d’accordo che la cosa ragionevole è un governo di transizione per cambiare la legge elettorale, disegnata su misura per Berlusconi, e raggiungere alcuni obiettivi: ridurre le tasse sul lavoro, tassare il capitale finanziario, investire di più in ricerca. Ma se questo sarà possibile, non lo so. Dobbiamo essere ragionevoli su questo punto, ho avuto riscontri positivi dalla gente su questo, dobbiamo dirlo a tutti, non solo ai nostri.

Quale sistema elettorale è auspicabile?

L’uninominale a doppio turno, ma se ne può parlare. Nessun sistema è perfetto al 100%. Per questo gli accordi di governo in Parlamento hanno una loro legittimità. Si fanno sempre, tranne che nel presidenzialismo. Oggi, abbiamo un presidenzialismo mascherato, con un parlamento scelto e all’ombra dell’Imperatore.

In qualità di presidente Copasir, notizie sulle stragi di mafia?

Presto ci saranno importanti risultati, rispetto all’omicidio Borsellino. Temo che ci siano state gravi compromissioni di uomini di Stato, funzionari, ma l’accanirsi dei giornalisti sulle ipotesi giudiziarie, fa confusione e non aiuta gli ottimi magistrati che stanno lavorando.

(sintesi a cura di Monica Soldano)

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“Mafia Export” di Francesco Forgione. L’antimafia? Torni al centro della politica.

21 Lug

Martedì 20 luglio, spazio Rinascita, presentazione del libro “Mafia Export. Come ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra hanno colonizzato il mondo” (Baldini Castoldi Dalai).

La presentazione di un libro, a volte, può diventare un’occasione in più, per recuperare un dialogo su questioni importanti. Mafia Export di Francesco Forgione lo è stata. E non solo perché è un volume che ci consegna un lavoro prezioso, in termini di storia delle mafie e di mappatura della loro attuale geopolitica, ma perché Forgione, e i suoi interlocutori, Franco Latorre e Lirio Abbate, il primo con il centro studi Pio La Torre, il secondo come giornalista d’inchiesta di spicco dell’Espresso, hanno il piglio dei lottatori e non solo degli osservatori. Il politico che li ospita, il consigliere Paolo Masini del Comune di Roma, si lascia coinvolgere in questa serata, di fatto una sorta di mini maratona per l’antimafia. Diverse tra loro, mafia e ‘ndrangheta, sono ormai pervasive, in particolare la seconda. Città come Roma e Milano sono già colonizzate, ma restano invisibili, grazie ad un humus favorevole, che le alimenta nel giro di affari, in cui non corrono neanche più il rischio delle denunce.

Penetrate nei gangli dell’economia, delle imprese della politica, non cercano neanche più interlocutori, perché semplicemente la politica, ahinoi, non c’è. “ Manca l’afflato ideale” secondo Latorre, “momenti forti di aggregazione, gli anticorpi sul territorio”. Lirio Abbate ricorda, poi, che sul piano giudiziario l’impegno è molto, ma non basta. Perché la politica deve intervenire prima, dal basso, dal territorio, dai circoli, dai singoli. Ognuno può fare di più, anche un consigliere comunale, se non gira la testa da un’altra parte. Le mafie sono in ogni cosa e le incontriamo ogni giorno.

Francesco Forgione non ha peli sulla lingua e passione politica da vendere per questo non ci sta al gioco di quella che definisce “la privatizzazione della politica, in cui i partiti e il corpo politico della base non riescono a fare più da sentinella sul territorio”. Il monito è condiviso ed è chiaro: l’antimafia non può tradursi solo nelle azioni investigative o giudiziarie, né si possono aspettare le strade insanguinate per agire o sarà troppo tardi. Al Pd viene attribuito un ruolo primario: riportare l’afflato dell’antimafia al centro della politica e della discussione pubblica. Lirio Abbate, da giornalista impegnato, scatta in avanti e senza peli sulla lingua, ricorda anche alcune omissioni del partito, verso parlamentari, come il caso Crisafulli, o esponenti delle istituzioni, come l’ambasciatore italiano in Belgio, basista di contatti per mafiosi, che si prestò a fili diretti con cariche istituzionali. Come fu con l’ex ministro della Giustizia, Mastella, raggiunto direttamente sul cellulare, per sistemare uno scomodo 41 bis. In conclusione, una serata davvero schietta e liberatoria, con un intento preciso: spronare a rimettersi in marcia verso una doverosa etica pubblica ed una passione politica, al limite del rischio anche della propria incolumità personale.

Come hanno testimoniato negli anni tanti uomini di stato, come i magistrati, Falcone e Borsellino, ma anche una decina, forse più, di giornalisti, l’antimafia ha un prezzo da pagare altissimo, se si resta soli.

Monica Soldano

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